La storia

Usmate era anticamente chiamata "Uocimate" e, prima che Vimercate divenisse Pieve della Martesana, segnava il confine meridionale della Brianza. Cresceva, come a difesa della verde e fertile terra briantina, una lunga estensione di fittissime boscaglie che si prolungavano, da un lato, fino a Casate Vecchio e, dall'altro, fino a Lomagna.
Sin dai tempi antichi, Usmate possedeva una chiesa dedicata al vescovo S. Zenone, ma non era costituita in parrocchia. Fu San Carlo Borromeo che la rese tale nel 1571, poiché, prima di allora, Usmate fece sempre parte della Parrocchia di Vimercate. Dopo la pace di Costanza, sorsero nuove contese fra nobili e plebei milanesi, con frequenti spargimenti di sangue. I nobili, sopraffatti, furono costretti a rifugiarsi nei nostri paesi briantini, dove tenevano i loro possedimenti. Guidotto da Usmate, eletto Console, riuscì a radunare in Lecco gli arbitri delle due parti e a concludere, nel 1219, quel patto conosciuto col nome di Pace di Lecco, mediante il quale i nobili esuli poterono rientrare in Milano. Al principio del XIV secolo, le terre di Usmate erano di proprietà di Bernabò Visconti, Signore di Milano, e si narra che il temuto tiranno qui si recasse sovente, allettato dal piacere della caccia a cui si prestavano le fitte boscaglie allora esistenti.
Anche Usmate fu teatro di sanguinose guerre; celebre quella avvenuta nel febbraio 1322 tra l'esercito ghibellino, capitanato da Marco Visconti, e l'esercito guelfo. La sorte delle armi arrise ai Guelfi che, messo in fuga Marco Visconti, entrarono in Usmate, poi a Vimercate, e subito dopo assediarono Monza.
Usmate era talvolta volgarmente chiamato "Osio", "Oeus" nel dialetto locale. Questo perché, nel triste periodo della dominazione spagnola, feudatari di Usmate erano, appunto, i conti Osio. Fra questi, tristemente famoso divenne il conte Gian Paolo Osio, che in Usmate teneva un castello di cui non si conserva la minima traccia. Fu il seduttore della famosa Monaca di Monza, ricordata dal Manzoni ne "I promessi sposi"; signoreggiava e tiranneggiava commettendo, impunito, orribili delitti; per uno di questi, però, l'Osio e i suoi bravi furono citati a rendere conto. Non essendo comparsi davanti alla giustizia e dubitando che fossero nascosti nel castello di Usmate, questo fu distrutto fino alle fondamenta nell'anno 1608, ed il perfido conte venne, in seguito, ucciso da un suo amico, nella cui casa si era rifugiato.
Velate faceva anticamente parte del Comitato di Milano; nelle cronache milanesi si legge che Berengario I, longobardo, riconoscente verso il Capitolo di Monza per vari benefici da esso ricevuti, con diploma 1 luglio 920 fece dono al Capitolo stesso del villaggio di Velate. In alcuni documenti citati da Paolo Frisi nelle sue "Memorie", risulta che anche l'imperatore Lotario, nel 1136, confermò tale possesso.
Centro agricolo delle colline briantee, Velate conobbe una significativa trasformazione tra Settecento e Ottocento. Nei primi anni dell'Ottocento, il conte Rinaldo di Barbiano, principe di Belgioioso d'Este, concentrò nelle proprie mani larga parte dei beni agricoli della comunità velatese, cui aggiunse altri terreni siti in Usmate. Proprietario di quasi 3.700 pertiche di terreno a Velate, il conte fece della sua dimora nel centro del borgo una classica villa di delizie, uno splendido e ampio soggiorno estivo dotato di un oratorio privato e di un magnifico parco. I beni del conte passarono alla figlia Maria Beatrice, che nel 1812, aveva sposato il conte Giorgio Giovanni Giulini della Porta. Particolarmente legata a Velate, dove fece costruire una tomba di famiglia (la Cappella S. Felice), Maria Beatrice sopravvisse al marito ed ai figli maschi Rinaldo e Cesare. Alla sua morte, avvenuta nel gennaio del 1871, i beni di Velate passarono alla figlia Anna, vedova di Camillo Casati.
Attraverso complesse vicende famigliari un cospicuo insieme di beni, concentrati nei centri di Velate, Arcore, Muggiò e Usmate, venne ad ampliare il patrimonio della famiglia Casati, in particolare di Alfonso Casati, quarto figlio di Anna Giulini della Porta e padre di Alessandro Casati, amico di Benedetto Croce ed esponente di rilievo del mondo liberale italiano.
Nel 1919 la villa, il parco e diversi terreni situati a nord-est di Velate vennero venduti al commerciante Maurizio Scaccabarozzi di Vimercate, che ve ne fece stabile dimora per la sua famiglia.
Velate ebbe l'aggiunta "Milanese" con R.D. n° 1054 del 14 dicembre 1862.

Usmate e Velate facevano già parte della pieve di Vimercate quando, nel gennaio 1475, il duca Francesco Sforza conferì a Secchi Borella, prefetto delle scuderie ducali (che darà origine alla famiglia Seccoborella), il titolo di conte, assegnandogli il feudo di Vimercate con tutta la sua pieve.
Circa trecento anni più tardi, il conte Gian Battista Trotti di Vimercate sposa Giulia Seccoborella e ne rileva il feudo.

La data di nascita del Comune di Usmate Velate risale al 24 febbraio 1869 quando Usmate, già Comune autonomo, venne aggregato a Velate Milanese. Solo in data 15 agosto 1930, essendo allora Podestà Giuseppe Monfrini, Velate Milanese fu autorizzato a trasferire la sede municipale a Usmate, modificando così la denominazione in Usmate Velate.
Con deliberazione comunale in data 20 settembre 1930, lo stesso Podestà presenta richiesta di concessione dello stemma e del gonfalone del Comune, che arriverà soltanto il 30 ottobre 1954, per Decreto del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.
Lo stemma adottato "rievoca gli antichi blasoni delle famiglie ricche e potenti che hanno risieduto in Usmate Velate, dominando in paese e dintorni per proprietà e potere" e si compone di tre sezioni o fasce: dall'alto, la prima raffigura un martello (ponzone) fra due ali, di colore rosso su fondo oro, simboli degli antichi stemmi delle famiglie Ala e Ponzone; la sezione centrale presenta tre stelle d'argento a sei punte su fondo azzurro, ricavate dallo stemma della famiglia Osio; la sezione sottostante riproduce una scacchiera a quadri argento e rosso, presente nello stemma della famiglia Barbiano di Belgioioso.
Lo stemma è poi completato da una corona d'argento e da due frasche, una di quercia e una di alloro, gli ornamenti dei Comuni.

I SINDACI DI USMATE VELATE NELLA STORIA

Dal 1930 al 1945 MONFRINI GIUSEPPE (Podestà)
Dal 1945 al 1951 DE PONTI ALESSANDRO
Dal 1951 al 1980 GARANCINI SILVIO
Dal 1980 al 1982 BAIO GIUSEPPE
Dal 1982 al 1984 MAGNI GIANNI
Dal 1984 al 1995 MAZZUCONI DANIELA
Dal 1995 al 1999 ROSSI ROBERTO
Dal 1999 al 2009 PENATI ANGELO
Dal 2009 al          RIVA MARIA ELENA 

Personaggi storici

Serie "I Quaderni di Usmate Velate"


Il  900, dalla 1^ guerra mondiale agli anni sessanta, realizzato con il contributo di CEM Ambiente.