Cappella San Felice, nel cimitero di Velate

Foto della cappella del cimitero di Velate
Nella parte più a sud del cimitero di Velate - la più antica, allora denominata "il Lazzaretto*" - sorse, intorno al 1851, questo bell'edificio di forme neoclassiche, su disegno dell'arch. Giacomo Moraglia. Armonia, sobrietà ed eleganza sono le note salienti di un monumento che riassume le caratteristiche dell'architettura religiosa greco-romana, riprese dalla corrente neoclassica del XIX secolo. Il pronao è caratterizzato da quattro slanciate colonne monolitiche in granito rosa, che diminuiscono di diametro verso l'alto, dove sono sormontate da un elegante capitello di tipo ionico con ampie volute. Anche la trabeazione richiama inconfondibilmente il tempio classico del tipo chiamato "prostilo". Le pareti del tempietto, a forma quadrata sormontata da una cupola, sono abbellite da un decoroso bugnato interrotto per ospitare finestre ad arco a tutto sesto e da nicchie sporgenti che ospitano lapidi in pietra di ardesia, con iscrizioni in latino e italiano, in memoria dei membri della famiglia Belgioioso e Giulini della Porta. La cappella è un vero e proprio monumento funebre, fatto erigere dalla contessa Maria Beatrice di Barbiano, principessa di Belgioioso d'Este, sull'area della preesistente Cappella "non officiata" dedicata a S. Felice, per ospitare le spoglie del defunto marito conte Giovanni Giorgio Giulini della Porta e in seguito adibita a sepolcro permanente per i membri della propria famiglia. Un famedio, dunque, visto che vi sono raccolte le salme di personaggi illustri, alcuni dei quali hanno lasciato un'impronta nella storia locale; ma al tempo stesso un museo, che raccoglie tre capolavori di Vincenzo Vela, uno dei massimi scultori dell'Ottocento (Ligornetto Ticino, Mendrisio, 1820-1891): - l'Ecce homo, del 1867, posto in una nicchia sopra l'altare, "...opera scabra, ruvidamente verista, che impressionò fortemente i contemporanei per la rappresentazione umanizzata del Cristo", è definito come uno dei migliori lavori d'arte funeraria del Vela. La scultura ebbe un notevole successo: una copia venne fusa in bronzo e posta sulla tomba della famiglia Camozzi al cimitero di Como. 
 
Vincenzo Vela, Preghiera dei Morti, Cappella S.Felice
Un'altra replica è sulla tomba dello stesso Vela a Ligornetto; - la Risurrezione, collocata a ridosso della parete sinistra della cappella; - la splendida Preghiera dei morti, firmata e datata 1874, posta sulla parete destra, che raffigura una nobile figura femminile seduta su un sarcofago, "...il cui fascino risiede nella sua intensa umanità e nella straordinaria vitalità; il verismo dello scultore, attento alle vibrazioni luminose delle superfici e ai giochi di luce, era teso non soltanto alla rappresentazione delle fattezze esteriori dei soggetti, ma soprattutto della loro realtà umana e psicologica" (D. Massola, Vincenzo Vela, Lugano 1983, pp. 137 e 171). Al padre di Maria Beatrice, conte Rinaldo di Barbiano, principe di Belgioioso d'Este, è dedicata una lapide particolarmente eloquente e significativa per essersi molto prodigato per i coloni velatesi.

(*) A conferma del preesistente "Lazzaretto" è rimasto l'obelisco in granito, sormontato da un globo di pietra che sorregge una croce, visibile sul piazzaletto antistante la cappella, esterno al cimitero. Alla sua base è ancora riconoscibile un'urna di sasso, chiusa da un coperchio in ferro, in cui, si dice, venivano collocate le offerte per la cura degli appestati ivi ricoverati.